zugzwang
/ˈtsuːktsvaŋ/
Significato
Termine tecnico degli scacchi, acquisito dall'italiano come forestierismo erudito, che designa la situazione in cui un giocatore è costretto a muovere pur sapendo che qualsiasi mossa peggiorerà la propria posizione. Per estensione metaforica, indica una condizione esistenziale o decisionale in cui l'obbligo di agire comporta inevitabilmente un danno, e l'immobilità sarebbe preferibile ma non consentita dalle regole del gioco. Il termine è entrato nel lessico filosofico, psicologico ed economico per descrivere dilemmi strategici senza via d'uscita vantaggiosa, dove la coazione al movimento diventa essa stessa fonte del tracollo.
Origine ed etimologia
Dal tedesco Zugzwang, composto di Zug («mossa, tratto») e Zwang («costrizione, obbligo»), letteralmente «costrizione a muovere». Il concetto nasce nella letteratura scacchistica tedesca dell'Ottocento, codificato con questo nome nel 1858 nella rivista Deutsche Schachzeitung, benché la situazione fosse già descritta da teorici arabi medievali e dal manuale di Lucena del 1497. Dagli anni Venti del Novecento il termine valica i confini del gioco e viene adottato dalla teoria dei giochi di von Neumann, approdando poi al linguaggio filosofico ed economico come categoria descrittiva di dilemmi strategici.
Esempio d'uso
Il consiglio d'amministrazione si trovava in un perfetto zugzwang: dimettersi significava ammettere il fallimento, restare equivaleva ad aggravarlo giorno dopo giorno, e la legge imponeva comunque una deliberazione entro mezzanotte.
Curiosità
- Nel gioco della dama lo zugzwang è strutturale: essendo l'obbligo di presa una regola, molte posizioni finali si vincono proprio costringendo l'avversario a muovere pezzi che poi dovranno essere catturati per forza.
- L'economista comportamentale Avinash Dixit ha utilizzato il concetto di zugzwang per analizzare le crisi diplomatiche, descrivendo la Guerra Fredda come una partita in cui entrambe le superpotenze temevano di dover muovere per prime.
- Esiste una variante chiamata «zugzwang reciproco» o trébuchet, in cui chiunque abbia il tratto perde: una rarità teorica tanto elegante da essere studiata nei problemi di finale come apice dell'estetica scacchistica.
Citazioni celebri
Negli scacchi, come nella vita, la miglior mossa è spesso non muovere affatto; ma le regole raramente lo consentono.
— Savielly Tartakower
Gli scacchi sono il tocco di una mente che non si lascia smarrire nel caos.
— Stefan Zweig
Nessun giocatore ha mai vinto una partita arrendendosi.
— Savielly Tartakower
Riferimenti culturali
- La «Novella degli scacchi» di Stefan Zweig, tradotta e amatissima in Italia dal dopoguerra, è stata interpretata da critici come Claudio Magris come il grande apologo novecentesco dello zugzwang esistenziale, in cui il protagonista è costretto a giocare contro se stesso.
- Nel romanzo «La difesa di Lužin» di Nabokov, pubblicato in Italia da Adelphi, il protagonista vive il tracollo mentale come un gigantesco zugzwang in cui ogni gesto quotidiano diventa una mossa forzata verso la catastrofe, metafora cara alla critica italiana novecentesca.
- Il grande maestro italiano Fabiano Caruana ha più volte utilizzato pubblicamente il termine zugzwang nei commenti ai suoi finali di partita, contribuendo a diffonderlo nel giornalismo sportivo italiano contemporaneo, specialmente durante il match mondiale del 2018 contro Magnus Carlsen.
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