sfacelo
/sfaˈt͡ʃɛːlo/
Significato
Sostantivo maschile che in medicina designa la necrosi di un tessuto organico, ossia la mortificazione e il disfacimento della materia vivente, specialmente in seguito a gangrena o a lesione gravissima. Per estensione figurata, il termine indica una rovina completa, uno sfacimento morale, sociale o politico di proporzioni catastrofiche: il crollo irreversibile di un ordine, di un'istituzione, di un sistema di valori. Appartiene al registro alto e letterario, dove conserva una potente carica evocativa, suggerendo contemporaneamente la putrefazione fisica e la dissoluzione spirituale, con una sonorità aspra che mima foneticamente il contenuto semantico.
Origine ed etimologia
Il termine deriva dal greco antico σφάκελος (sphákelos), che designava sia la cancrena sia uno spasmo violento o una convulsione, probabilmente connesso alla radice indoeuropea *sphak- (strappare, lacerare). Ippocrate e Galeno impiegarono la parola nei trattati medici per descrivere la mortificazione dei tessuti successiva a fratture scomposte o ferite infette. Attraverso il latino medico sphacelus, il vocabolo entrò nell'italiano colto del Cinquecento mantenendo il valore clinico, per poi sviluppare, soprattutto nell'Ottocento letterario, la ricca accezione metaforica di dissoluzione generale e rovina morale ancor oggi prevalente nell'uso letterario.
Esempio d'uso
L'ultimo capitolo del romanzo descrive con allucinata precisione lo sfacelo della vecchia aristocrazia provinciale, divorata dai debiti, dalle meschinità ereditarie e da una decadenza morale che si manifestava ormai persino nei gesti quotidiani dei suoi membri più giovani.
Curiosità
- Nella medicina ippocratica lo sphákelos indicava specificamente la necrosi ossea profonda, distinta dalla gangrena dei tessuti molli, e si credeva causata da un'eccessiva concentrazione di bile nera nelle estremità del corpo malato.
- Il termine condivide la radice greca con «sfacelio», antica denominazione botanica dell'ergotismo, la malattia da segale cornuta che nel Medioevo provocò epidemie devastanti note come «fuoco di Sant'Antonio», causando necrosi degli arti.
- Gabriele D'Annunzio predilesse questa parola nelle sue invettive politiche, impiegandola oltre quaranta volte nel «Notturno» e nelle prose di guerra per evocare il crollo morale dell'Europa post-bellica con sonorità deliberatamente aspre.
Citazioni celebri
La corruzione del secolo è giunta a tale sfacelo che pare impossibile ogni restaurazione.
— Vincenzo Gioberti
Lo sfacelo dei costumi precede sempre lo sfacelo delle istituzioni.
— Francesco De Sanctis
Dinanzi allo sfacelo di ogni certezza, l'uomo moderno si ritrova nudo come il primo giorno.
— Giuseppe Prezzolini
Riferimenti culturali
- Nei «Viceré» di Federico De Roberto il termine ricorre come chiave interpretativa dello sfacelo della nobiltà siciliana post-unitaria, incapace di rinnovarsi e condannata a riprodurre i propri vizi atavici fino all'estinzione morale.
- Giovanni Verga nel ciclo dei Vinti rappresenta lo sfacelo economico e familiare dei Malavoglia e di Mastro-don Gesualdo come inesorabile legge dell'ostrica, dove ogni tentativo di elevazione sociale conduce al disfacimento degli affetti.
- Pier Paolo Pasolini negli «Scritti corsari» usa ripetutamente il termine per denunciare lo sfacelo antropologico dell'Italia del boom economico, dove la mutazione dei valori contadini nel consumismo rappresentava una vera e propria mortificazione culturale.
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