galimatias
/ɡaliˈmatjas/
Significato
Sostantivo maschile invariabile che designa un discorso confuso, oscuro, sconclusionato, tanto involuto da risultare inintelligibile; per estensione, qualunque guazzabuglio di parole, idee o concetti privo di logica coerenza. Si applica con particolare efficacia a esposizioni pedanti che, sotto un'apparenza dotta, celano vacuità di pensiero, oppure a scritti volutamente criptici. Il termine porta con sé una sfumatura ironica e talvolta sprezzante, evocando l'immagine di chi si avvolge nelle proprie parole come in una matassa inestricabile. Sinonimo elegante di farraginosità verbale.
Origine ed etimologia
Il vocabolo è prestito dal francese galimatias, attestato dal XVI secolo e già usato da Montaigne nei suoi Essais. L'etimologia rimane controversa: una teoria, suggestiva ma incerta, lo fa derivare da un curioso processo giudiziario parigino in cui un avvocato, dovendo difendere un certo Matthias riguardo a un gallo (gallus), confuse il latino dicendo «galli Matthias» invece di «gallus Matthiae». Altra ipotesi rinvia al greco katà Matthaîon, «secondo Matteo», con allusione alle genealogie evangeliche giudicate intricate. Penetrò in italiano nel Settecento attraverso la mediazione letteraria francese.
Esempio d'uso
Ascoltando la prolusione del nuovo direttore, infarcita di tecnicismi gratuiti e perifrasi tortuose, il vecchio professore non poté trattenere un sorriso e mormorò al collega: «Un autentico galimatias, mio caro, sotto il quale si nasconde un pensiero di disarmante povertà».
Curiosità
- Molière utilizzò il termine in «Les Femmes savantes» del 1672, consacrandolo nel lessico letterario europeo come bersaglio satirico contro la falsa erudizione femminile dei salotti preziosi parigini.
- Il termine entrò ufficialmente nel «Dictionnaire» dell'Académie française nella prima edizione del 1694, segno di quanto fosse già radicato nell'uso colto come categoria estetica e retorica negativa pienamente codificata.
- Esiste una distinzione settecentesca tra «galimatias semplice», dove l'oscurità è involontaria, e «galimatias doppio», dove l'autore stesso non comprende ciò che scrive: una tassonomia ironica del nonsenso che precorre certe analisi linguistiche novecentesche.
Citazioni celebri
Quando non si capisce ciò che si dice, è galimatias; quando si capisce ciò che non significa nulla, è il sublime del galimatias.
— Voltaire
Il galimatias è l'arte di parlare senza dire nulla con la massima solennità.
— Denis Diderot
Vi è galimatias semplice e galimatias doppio: il primo è quello che chi parla non comprende, il secondo è quello che nessuno comprende, neppure chi lo pronuncia.
— Pierre Richelet
Riferimenti culturali
- Nel Settecento italiano, autori come Giuseppe Baretti nella «Frusta letteraria» bollarono come galimatias le elucubrazioni degli arcadi più stucchevoli, contrapponendovi la chiarezza illuministica e una prosa razionale di derivazione lombarda.
- Carlo Emilio Gadda, paradossalmente, fu accusato di galimatias dai critici meno avveduti per la sua prosa pluristilistica del «Pasticciaccio», quando in realtà l'apparente confusione celava una vertiginosa architettura semantica e una visione gnoseologica.
- Nel teatro goldoniano e in particolare nei suoi personaggi di dottori bolognesi, il galimatias latineggiante diventa cifra comica per smascherare la pedanteria accademica, in una tradizione che risale alla maschera del Dottor Balanzone della Commedia dell'Arte.
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