ecdemomania
/ekdemomaˈnia/
Significato
Sostantivo femminile che designa un impulso patologico, ossessivo e irrefrenabile, ad allontanarsi dal proprio luogo di residenza, a viaggiare senza meta o a errare continuamente. Rientra nel novero delle dromomanie e delle poriomanie descritte dalla psichiatria ottocentesca, distinguendosi per la dimensione esistenziale del distacco dalla propria dimora. L'ecdemomane non viaggia per piacere né per necessità, ma per una pulsione interiore incoercibile che lo strappa alla sedentarietà, configurando una forma di fuga compulsiva che la clinica moderna riconduce talvolta a stati dissociativi, disturbi dell'umore o sindromi di tipo borderline.
Origine ed etimologia
Il termine si compone del greco ékdēmos (ἔκδημος), «lontano dalla patria, viaggiatore», formato da ek- «fuori» e dêmos «popolo, paese natio», unito al suffisso -manía (μανία), «follia, impulso furioso». Fu coniato nella seconda metà dell'Ottocento dalla psichiatria francese e tedesca, in parallelo a dromomania e poriomania, per descrivere casi clinici come quello celebre del gasista bordolese Albert Dadas, studiato da Philippe Tissié nel 1887. Il lemma entrò nei trattati italiani di medicina mentale di primo Novecento e oggi sopravvive soprattutto come termine erudito di psicopatologia.
Esempio d'uso
Dopo la lettura di Chatwin, Riccardo sviluppò una sorta di ecdemomania letteraria: ogni mattino sentiva l'urgenza fisica di partire, come se le pareti del suo studio milanese esalassero un'aria irrespirabile e i binari della Centrale lo chiamassero con voce ferruginosa.
Curiosità
- Il primo ecdemomane clinicamente documentato, Albert Dadas, percorse a piedi in stato di fuga dissociativa migliaia di chilometri tra Bordeaux, Mosca, Costantinopoli e Algeri, senza memoria dei tragitti compiuti, fenomeno che Ian Hacking definì «mad travelers».
- Negli anni Venti i ferrovieri parigini chiamavano gergalmente «fugueurs» i viaggiatori compulsivi sorpresi senza biglietto né documenti né memoria della partenza, riconosciuti come pazienti psichiatrici e rimandati alle famiglie a spese dello Stato francese.
- L'ecdemomania ha un controcanto poetico nella «hodofobia», la paura morbosa di viaggiare: le due condizioni furono studiate parallelamente dalla psichiatria positivista come espressioni speculari della modernità ferroviaria e della crisi del concetto borghese di dimora.
Citazioni celebri
Non viaggio per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per il gusto di viaggiare. La grande faccenda è muoversi.
— Robert Louis Stevenson
Tutte le sventure dell'uomo derivano dal non saper stare in una stanza.
— Blaise Pascal
Camminare è la migliore medicina dell'uomo.
— Ippocrate
Riferimenti culturali
- Nel «Notturno» di Gabriele d'Annunzio affiora una forma di ecdemomania interiore: l'autore, immobilizzato e bendato dopo l'incidente aereo, riversa nella prosa frammentaria il bisogno fisico di muoversi, trasformando la stasi forzata in una febbre del viaggio mentale.
- Il caso clinico di Albert Dadas, paradigma dell'ecdemomania, ispirò in Italia gli studi di Eugenio Tanzi e Ernesto Lugaro nel «Trattato delle malattie mentali» del 1923, dove la fuga compulsiva veniva analizzata come sintomo crepuscolare di stati epilettici e dissociativi.
- Le peregrinazioni senza meta del Sebastiano di «Conversazione in Sicilia» di Elio Vittorini incarnano una forma letteraria di ecdemomania politica: il protagonista viaggia non per arrivare, ma per sfuggire all'«astratto furore» del presente fascista, trasfigurando la patologia in metafora civile.
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