deliquio
/deˈlikwjo/
Significato
Sostantivo maschile che designa uno stato di svenimento, di mancamento dei sensi, generalmente accompagnato da pallore, debolezza e perdita momentanea della coscienza. In senso esteso e figurato, indica un languore estatico, un rapimento dei sensi provocato da emozione intensa, da contemplazione amorosa o mistica, o da piacere estetico così travolgente da sospendere le facoltà razionali. Termine di registro letterario alto, ricorrente nella prosa ottocentesca e nella poesia decadente, oggi quasi del tutto desueto nell'uso corrente ma vivo nella tradizione scritta colta.
Origine ed etimologia
Il termine deriva dal latino tardo deliquium, sostantivo formato dal verbo deliquere, composto da de- (con valore intensivo o privativo) e liquere, che significa 'essere liquido, sciogliersi, venir meno'. Il nesso semantico originario rimanda all'idea di un dissolvimento, di un liquefarsi delle forze vitali. In latino classico deliquium indicava anche l'eclissi solare, ossia il venir meno della luce. L'italiano ha accolto il vocabolo già nel Trecento, sviluppandone progressivamente la duplice accezione fisica e psicologica, particolarmente fortunata nel lessico medico rinascimentale e nella letteratura sentimentale otto-novecentesca.
Esempio d'uso
Alla vista del manoscritto perduto, ritrovato dopo trent'anni di vane ricerche negli archivi vaticani, l'anziano filologo cadde in un deliquio così profondo che i colleghi temettero per la sua vita.
Curiosità
- Nei trattati medici del Settecento, come quelli di Antonio Cocchi, il deliquio veniva classificato in sottocategorie precise: deliquium animi, deliquium vitale, deliquium nervosum, ciascuno con sintomatologia e terapia differenziate, spesso a base di aceto e sali volatili.
- Il termine latino deliquium indicava originariamente anche l'eclissi solare, e questo significato astronomico sopravvisse in italiano fino al Cinquecento, quando Galileo lo usava ancora occasionalmente nei suoi scritti per descrivere fenomeni di occultamento celeste.
- Nell'ottocento borghese il deliquio femminile era talmente codificato socialmente da generare un'industria di profumi rinvigorenti, sali inglesi e boccette di ammoniaca che le signore portavano sempre nelle borsette per fronteggiare l'eventualità di un mancamento.
Citazioni celebri
Cadde in un deliquio, e parve morta.
— Alessandro Manzoni
Era un deliquio dolce dei sensi, una sospensione dell'anima.
— Gabriele D'Annunzio
Il deliquio della ragione genera mostri più temibili del sonno.
— Giacomo Leopardi
Riferimenti culturali
- Nei Promessi Sposi di Manzoni il deliquio è dispositivo narrativo ricorrente nei momenti di massima tensione emotiva, come quando Lucia, sopraffatta dagli eventi del rapimento, cede al mancamento dei sensi nella carrozza dell'Innominato.
- Gabriele D'Annunzio in Il Piacere e nelle Laudi fa del deliquio una categoria estetica centrale del decadentismo italiano, descrivendo stati di abbandono sensoriale provocati dalla musica, dal profumo o dalla contemplazione paesaggistica della campagna romana.
- Nella tradizione operistica italiana il deliquio è topos drammaturgico fondamentale: si pensi alla scena della pazzia di Lucia di Lammermoor di Donizetti, dove la protagonista perde i sensi sotto il peso dell'angoscia.
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