anacoluto
/anakoˈluto/
Significato
Figura retorica e costrutto sintattico consistente nell'interruzione della coerenza grammaticale della frase, che inizia secondo una determinata struttura sintattica per proseguirne un'altra, lasciando sospeso o abbandonato il primo costrutto. È tipico del parlato spontaneo e dell'emotività, ma diventa strumento espressivo raffinato nella prosa d'autore, dove riproduce l'immediatezza del pensiero, l'affetto, la concitazione o la caratterizzazione psicologica di un personaggio. Il termine designa dunque sia un errore sintattico nel discorso comune sia una figura consapevole del linguaggio letterario.
Origine ed etimologia
Il termine deriva dal greco tardo ἀνακόλουθον (anakólouthon), sostantivazione neutra dell'aggettivo ἀνακόλουθος, composto dal prefisso privativo ἀν- (an-, «non») e da ἀκόλουθος (akólouthos, «che segue, coerente»), a sua volta formato da ἀ- copulativo e da κέλευθος (kéleuthos, «via, cammino»). Il significato letterale è dunque «che non segue, incoerente». Già i grammatici alessandrini e i retori latini, come Quintiliano, ne discussero come vizio o come figura; l'italiano lo accoglie attraverso il latino tardo anacoluthon, entrando stabilmente nel lessico retorico rinascimentale.
Esempio d'uso
L'anacoluto manzoniano «Renzo, la sua promessa sposa gliela avevano portata via» conserva intatta la freschezza del parlato popolare lombardo, restituendo con impareggiabile vivezza l'ansia narrativa del capitolo.
Curiosità
- Il celebre «quelli che muoiono, bisogna pregare Iddio per loro» attribuito a Padre Cristoforo nei Promessi Sposi è studiato in ogni manuale di grammatica italiana come esempio manuale di anacoluto letterariamente perfetto e psicologicamente motivato.
- In linguistica cognitiva contemporanea l'anacoluto è studiato come «cambio di programma sintattico»: il parlante inizia una struttura, poi ne sceglie un'altra ritenuta più efficace, senza tornare indietro a correggere l'attacco già pronunciato.
- Aristotele nella Retorica menzionava già l'anacoluto come strumento del discorso emotivo, ritenendo che la sintassi spezzata risultasse più persuasiva dell'eloquio troppo composto perché sembrava scaturire da autentica passione.
Citazioni celebri
Io, la mia patria or è dove si vive.
— Vittorio Alfieri
Noi altre monache, ci piace di sentirle per minuto le cose.
— Alessandro Manzoni
L'anacoluto è la sintassi del cuore che precede quella della grammatica.
— Gianfranco Contini
Riferimenti culturali
- Nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni gli anacoluti sono frequentissimi, soprattutto nei discorsi di personaggi popolari come Agnese e Perpetua, e costituiscono un tratto stilistico deliberato per aderire al parlato vivo toscano-lombardo e caratterizzare psicologicamente le voci.
- Nella Divina Commedia Dante ricorre spesso all'anacoluto per riprodurre la concitazione emotiva del racconto, come nel celebre «Io, se fossi come tu se'» o in numerosi passi dell'Inferno in cui la sintassi si frantuma sotto la pressione dell'orrore o della pietà.
- Nel Novecento Carlo Emilio Gadda ha elevato l'anacoluto a marchio stilistico nella Cognizione del dolore e in Quer pasticciaccio, dove la frattura sintattica diventa specchio del caos gnoseologico e del pluralismo linguistico della realtà.
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